Posts tagged ‘Attività’

Le compentenze di un CIO

p49-grafico1

Prendendo spunto da un articolo riportato su ZeroUno Web, quasi a chiusura dei precedenti post che tentavano di spiegare ruolo e compiti del CIO, oggi intendo scrivere delle competenze che deve sviluppare chi voglia intraprendere tale carriera.

Dico subito che, a mio avviso, non potrà mai esistere una scuola e/o università dove si studia da CIO. Indubbiamente la conoscenza di tecniche di management aiuta, ma resto dell’avviso che sta alle capacità della persona calare la teoria nella realtà aziendale e, soprattutto, relazionarsi in modo efficace con la Direzione. Purtroppo questo non ve lo spiega proprio nessuno. Fa parte di quelle prerogative che se non si hanno di natura, vanno costruite su campo facendo esperienza, cadendo, rompendosi le ossa e rialzandosi. Molti di voi sapranno che CIO è anche l’acronimo di “Carrier Is Over” proprio ad indicare che è una figura ad alto rischio. Posso confermarvelo. A volte non si dorme la notte.

Dall’articolo emerge, in estrema sintesi, che un buon CIO deve essere in grado di:

- Definire una strategia ICT;

- Gestire la domanda interna di servizi e rappresentarla nei confronti del mercato ICT;

- Gestire i servizi ICT;

- Gestire le applicazioni;

- Gestire i progetti;

- Redigere un bilancio di settore (rendicontare TCO, OPEX e CAPEX).

Inoltre, unitamente ad una discreta propensione al problem solving, deve conoscere:

- le dinamiche di Business (i processi e la politica aziendale);

- tecniche di ICT sourcing (make or buy?);

- standard, soluzioni e architetture ICT (Proprietari, Open, ERP, CRM, BI, VoIP, SOA, etc.).

Dai risultati dell’indagine sono innanzitutto emerse quattro principali aree di governance dell’Ict: l’Infrastructure (attività di coordinamento della gestione e dello sviluppo dell’infrastruttura tecnologica in termini di sistemi e comunicazioni – Chief Technology Officer, Responsabile Gestione Sistemi, Responsabile Rete); l’Application Portfolio (attività a garanzia dell’adeguato sviluppo, implementazione e manutenzione del parco applicativo – Responsabile Area Applicativa, Demand Manager); l’Information Assets (attività atte ad assicurare la raccolta, la razionalizzazione e la distribuzione dei dati aziendali – Information Manager); i sistemi di Performance e Risk Management (attività di responsabilità verso la sicurezza, il controllo, i costi e l’efficacia dell’infrastruttura Ict – Responsabile Sicurezza, Program Manager, Responsabile Sourcing, Service Manager, Ict Cost Controller). In funzione delle dimensioni e del livello di complessità dell’organizzazione, il Cio copre le responsabilità per tutte le aree oppure si avvale di collaboratori

fonte: http://www.zerounoweb.it/index.php?option=com_content&task=view&id=3198&Itemid=1

In funzione della specializzazione del CIO, della tipologia del cliente interno e del momento aziendale, il Politecnico individua 4 modelli. Continuo la citazione


Sperimentatore (consolidate competenze tecnologiche anche rispetto le tecnologie più innovative, ottime capacità relazionali, chiamato a perseguire obiettivi di trasformazione tecnologica in aziende in cui le Ict sono parte integrante dell’output);

- Stabilizzatore (valide competenze tecnologiche accompagnate dalla conoscenza dei processi e dei meccanismi della Direzione, volto al raggiungimento di obiettivi di strutturazione e consolidamento dei servizi e dell’organizzazione Ict);

- Trasformatore (consolidate competenze gestionali di Project e Change Management, ben predisposto alle relazioni, supporta programmi di trasformazione del business in cui le Ict sostengono il cambiamento);

- Garante (forte esperienza del business e dei processi aziendali, coinvolto in progetti di rinnovamento per assicurare il pieno allineamento delle Ict al business).

fonte: http://www.zerounoweb.it/index.php?option=com_content&task=view&id=3198&Itemid=1

I fattori che determinano il successo di un CIO sono tanti. In termini percentuali chi lavora in aziende in forte trasformazione ed ha una buona conoscenza delle dinamiche di business delle stesse è molto avvantaggiato. Sottolineo che tali stime sono frutto di un indagine statistica e pertanto vanno prese con le dovute “molle”. In altri termini non crediate che un cliente in forte trasformazione, e del quale conoscete il business, sia sempre un ottimo trampolino di lancio per avviare tale attività. Cercate di valutate in particolare due criticità. In sintesi, dopo un periodo di prova, chiedetevi:

1- Quanto tempo occorre per gestire la complessità ereditata dal passato?

2- Di quante risorse (finanziarie / fisiche / tecniche) si dispone?

Queste due grandezze dovranno costituire la base del vostro piano industriale di ristrutturazione dell’infrastruttura ICT.

Nonostante l’importanza e la pervasività delle Ict nelle aziende e le notevoli opportunità che ne derivano, dalla Ricerca si evince che il Cio si trova in una sorta di arrocco, termine che richiama una mossa del gioco degli scacchi, che può rappresentare una mossa vincente ma, allo stesso tempo pericolosa.

Sembrerebbe dunque che per “uscire dall’arrocco” il Cio debba mirare a essere una figura non prettamente tecnologica, con ampie competenze di business per relazionarsi più efficacemente con le Lob e abbatterne le barriere culturali a favore delle tecnologie.

La exit strategy “dall’arrocco” la fornisce, a mio avviso, Ralph Szygenda (EX) CIO della General Motors

Sono sempre stato prima un uomo di business, e secondariamente un tecnologo; anche se i miei incarichi sono tecnologici, il mio lavoro deve impattare sui risultati di bilancio, e la tecnologia semplicemente non mi interessa se non è capace di cambiare i processi di business.

Cos’altro si può aggiungere?

Creare valore aggiunto

valore_aggiunto
Il ROI derivante da l’ottimizzazione di un costo, legato ad un “consumo”, può essere calcolato come segue:

ROI = Risparmio / Costo consulenza

Chiaramente il Risparmio è un fattore che potrà essere valutato solo a consuntivo di un determinato lasso di tempo. E’ composto da una quota di risparmio netta che è quella che giustifica l’operazione, che può venire solitamente erosa dalla quota di costi da sostenere per compensare, e quindi mantenere, eventuali livelli di servizio. Nessuno ha la sfera di cristallo.

Il ROI derivante dall’acquisizione di un software? E’ un pò più complicato.

Il ritorno derivante dall’adozione di un CRM o di un cruscotto di business intelligence è difficilmente quantificabile e, a mio modo di vedere, paragonabile a quello della pubblicità su un media tradizionale. Impossibile sapere quanti telespettatori sono stati incuriositi dalla nostra offerta.

Ma l’alternativa qual’è? Esiste? Si può dirigere un’impresa, fornire un servizio, vendere un articolo e/o produrlo senza analizzare la risposta del mercato in tutte le sue facce? Si può guardare solo ai volumi e non alla qualità?

Credo di no. Chi lo fa, gioca a poker con la sua impresa (atteggiamento molto poco “etico” visto che da queste partite dipendono le vite di più famiglie).

Chi sa è sempre un passo avanti. E’ questo il valore aggiunto che creano questi strumenti. E’ di questo le società di oggi hanno bisogno per sopravvivere e gestire il proprio mercato.

Meno difficile da rendicontare, ma comunque complicato, è mostrare l’eventuale ritorno di una strategia di comunicazione che utilizzi il Web per aumentare la propria visibilità (e quindi i propri prospect, contatti, clienti, etc.). Magari in uno dei miei prossimi post vi spiegherò la mia … nel frattempo ne misurerò i risultati.

I servizi base di un CED

Il mio primo professore di informatica esordì spiegando che il termine “Informatica” è nato dall’unione di due parole: informazione e automatica.

Un CED deve erogare servizi in grado di supportare l’automazione dell’informazione.
Armadio RACK in CED

Automatizzare l’informazione vuol dire, fondamentalmente:

a) integrarla in un contenitore accessibile, in modo profilato, dai vari attori che la gestiscono (reparti aziendali – chi fa che cosa?);
b) renderla coerente ad un processo operativo.

Detta in modo più semplice (speak easy), un CED deve fornire quei servizi che consentono di gestire le informazioni necessarie per il mantenimento e l’ampliamento del business.

Pertanto sono irrinunciabili, in una azienda moderna che pretenda di resistere sul mercato, servizi quali:
- File server;
- ERP;
- ETL service;
- office automation;
- eMail.

Sono necessari i servizi che assicurano la sicurezza, quali:
- backup server;
- workflow per la gestione della business continuity;
- firewall;
- antivirus centralizzato;
- web filtering;
- dominio.

Risultano strategici, se realizzati in un certo modo, altri servizi di base necessari per la comunicazione.

Mi riferisco in particolare:
- al centralino, che può divenire, se implementato con tecnologia VoIP, uno strumento in grado di generare valore aggiunto;
- alle VPN (Virtual Private Network) che possono consentire di estendere abbastanza velocemente la propria rete sul territorio, nonché offrire opportunità di telelavoro.

E’ chiaramente un elenco ridotto di servizi. Il minimo indispensabile per essere aiutati dalle “nuove” tecnologie. Ci sarebbero molte cose da scrivere e considerazioni da fare, ma esulano dall’obiettivo introduttivo di questi post iniziali.

Ottimizzazione dei costi

Diciamolo subito! Ottimizzare i costi non significa necessariamente “tagliare”. Lavoriamo in tempi di crisi e a qualcuno più balenare in testa un’idea simile. Ma l’ottimizzazione di un costo è un’investimento (sembra un’ossimoro ma non è così) che va programmato e misurato.

L’analisi delle conseguenze gioca un ruolo fondamentale in questa partita. Solitamente si parte dall’abbattimento dei canoni. La Direzione tende a tagliare “a prescindere”, ed è compito del CIO evidenziare l’impatto di queste operazioni.

Facciamo qualche esempio.

L’analisi di una nuova offerta telefonica è di per se un costo/investimento da sostenere a fronte di una eventuale riduzione del canone linea. Vale la pena fare questo giochetto una volta almeno ogni due anni. Se lo facessimo ogni sei mesi rischieremmo di dilapidare l’eventuale risparmio ottenuto cambiando contratto/operatore. Tuttavia la riduzione del canone di una linea non comporta altre conseguenze rilevabili.

Diverso è per l’abbattimento di un canone di manutenzione di un servizio. Bisognerebbe chiedersi se esistono altre società che lo erogano per confrontare le offerte, conoscere il trend dei propri bisogni (le richieste di assistenza sono in aumento o in diminuzione?) e valutare l’impatto in termini di livello del servizio. Tutto questo, sempre tenendo ben a mente che si sta generando un costo per l’ottimizzazione di un costo.

Pertanto, a meno di evidenti miglioramenti di efficienza, non bisogna esagerare con le analisi.

In definitiva il mio consiglio è partire dall’individuazione degli sprechi nei consumi.

Il canone di per se è ottimizzato, nei casi di concorrenza perfetta, dal mercato stesso.

Monitoraggio dell’infrastruttura ICT

Implementare il “controllo di gestione” del settore ICT è una responsabilità che compete al CIO.

Le variabili da controllore sono fondamentalmente due:

- le prestazioni;

- i costi.

Il consumo di banda, il numero, la durata e la direttrice delle chiamate telefoniche, l’affidabilità della linea, sono solo alcuni esempi di ciò che va monitorato per manutenere l’infrastruttura TLC.

La configurazione dei PC, il loro stato software (aggiornamenti sistemi operativi, antivirus, office automation e verticali) e hardware (stato periferiche interne e/o esterne), i tempi di Up dei servizi erogati dal CED, il loro utilizzo in determinati periodi della giornata, lo stato di aggiornamento dei server sono altri esempi di gestione del parco macchine.

Se lavorate in un azienda che è in grado di definire un budget annuale per l’ICT, e che accetta la vostra distribuzione sui vari progetti in corso e/o sulle attività di manutenzione in opera, è compito del CIO controllare l’eventuale gap tra costi previsti e costi sostenuti.

Insomma se fate il CIO il vostro primo lavoro, dopo che avete messo le cose a posto, è controllare. Non sarà facile. Vi consiglio di preparare una check list nella quale specificare puntualmente i controlli da tenere, e i meccanismi di audit da implementare.

Progettate anche un piano per la manutenzione programmata delle apparecchiature e coinvolgete l’amministrazione aziendale nel controllo dei costi di gestione (senza di loro difficilmente riuscirete a farcela).

“Non si può gestire ciò che non si può misurare”

Lo ha detto Robert Kaplan, ideatore della Balanced Scorecard. Vi consiglio di leggere l’interessante intervista riportata su SearchCIO.

Io prendo spunto da questa affermazione per descrivere cosa intendo per

1) Svolgere periodicamente l’analisi dell’infrastruttura ICT

punto riportato nel mio precedente post.

A prescindere che si tratti o meno di un nuovo cliente che si affida a voi per avervi come consulente globale per l’ICT, le attività inventariali e di verifica dell’infrastruttura ICT preesistente vanno in ogni caso:

a) Progettate
La fase di progettazione riguarda il cosa fa o meno parte delle risorse da inventariare (o meglio delle risorse ICT). Non sempre risulta banale individuarle. L’immagine seguente, riporta la mia mappa mentale (realizzata con FreeMind, software open source per il disegno di mappe mentali).

inventario infrastruttura ICT

inventario infrastruttura ICT

b) Pianificate
Definire quando svolgere un inventario dipende dai vincoli strutturali e operativi e pertanto è impossibile stabilire a priori delle regole ma varia, ovviamente, caso per caso.
L’unico consiglio che si può dare è quello di coinvolgere almeno un referente per ogni reparto aziendale e di contattare e condividere la pianificazione di tale attività con l’eventuale fornitore esterno dello strumento “oggetto” dell’inventario stesso.

c) Pesate
Il tempo è sempre denaro. Ponetevi le seguenti domande:

  • Quanto tempo ci vuole per realizzare l’inventario?
  • Devo coinvolgere fornitori esterni?
  • Ci saranno downtime di servizi/sistemi per realizzarlo?

La stima di questi costi vi fornirà un peso per l’attività in termini di budget, che dovrete in futuro ribaltare in parte su tutti i progetti di innovazione tecnologica.

L’attività di un CIO

Il CIO sovraintende tutte le attività di gestione del CED.

Nel precedente post ho indicato un paio di link Wikipedia, nei quali è contenuto un elenco abbastanza apprezzabile di attività da svolgere e professionalità da coinvolgere per l’efficace gestione dell’ICT.

In questa sede però vorrei proporvi la mia interpretazione. Amo il dibattito, pertanto ringrazio anticipatamente chi vorrà fornirmi la sua visione a commento del post.

Il CIO, a prescindere dalla sua posizione contrattuale (dipendente o libero professionista), è un consulente aziendale strategico e pertanto deve essere concentrato sul come (quale servizio) l’ICT può aiutare il business, non sul cosa (quale prodotto).

Pertanto deve, a valle della comprensione del funzionamento dell’azienda (possono passare anni), produrre un elenco di attività strategiche da svolgere per ridurre i costi ed aumentare l’efficienza della “macchina ICT”, senza dimenticare di evidenziare la propedeuticità di alcuni progetti ad altri per ragioni di convenienza o, peggio, di scomodità.

Chi fa il nostro mestiere sa bene che è molto difficile lavorare sulle infrastrutture in quanto hanno una produttività “non evidente”.

Elaborare un piano industriale per la riduzione dei tempi di downtime dei server aziendali, e sovraintendere al progetto operativo, comporta un impegno di risorse notevole a fronte di nessun servizio “apparentemente” erogato. Anche all’imprenditore più illuminato sarà difficile, o comunque difficoltoso, evidenziare il vantaggio operativo, e soprattutto economico, prodotto.

Tuttavia è indispensabile fare questo passaggio, e devono diventare principi che muovono la nostra attività i vecchi detti popolari …

Mai rimandare a domani ciò che puoi fare oggi

Quello che non si fa prima, non si fa dopo

Mi permetto di completare …

Quello che non si fa prima, non si fa dopo come si sarebbe fatto prima (a buon intenditor …)

Pertanto consiglio di
1) Svolgere periodicamente l’analisi dell’infrastruttura ICT
2) Monitorare e manutenere la stessa
3) Programmare una progressiva ottimizzazione dei costi
4) Progettare, implementare e coordinare la gestione dei servizi base
5) Concentrarsi sull’implementazione dei servizi a valore aggiunto

Conosco troppi “colleghi consulenti informatici” che partono dal punto 5. Sul lungo periodo la differenza tra me e loro si vede … ma io sono una persona fortunata che ha tra i suoi clienti imprenditori realmente illuminati … pertanto non li giustifico (troppo spesso svendono la loro conoscenza) ma non li condanno.

Chi è il CIO?

Vi assicuro, è estremamente difficile rispondere.

La seconda domanda che tipicamente viene rivolta a tutti è: “Che lavoro fai?”

Io potrei rispondere: “Il CIO”. Ma ho troppa paura della domanda che titola il post. Solitamente liquido la situazione con: “Il consulente informatico”. La sola parola “consulente”, che vuol dire tutto e nulla, sfiducia l’interlocutore ad andare avanti.

Tuttavia descrivere il proprio ambito di azione è il primo passo da fare anche per sperare di avere un ruolo nell’azienda “potenziale” cliente, e conservarlo in quella che già lo è, pertanto ci proverò …

Il CIO, Chief Information Officer, è il responsabile ICT (Information & Comunication Technology) aziendale, ovvero colui che sovraintende tutte le attività necessarie per la progettazione, lo sviluppo e la manutenzione delle infrastrutture di comunicazione e dei sistemi informativi.

In sintesi il CIO gestisce il CED (Centro Elaborazione Dati) sia da un punto di vista economico che organizzativo.

Il CED è il luogo fisico dove risiedono tutte quelle “macchine” (hardware) che erogano quei “servizi” (linee, software, etc.) che ci fanno andare in rete, scambiare file, accedere ad informazioni, parlare al telefono, inviare posta … insomma … lavorare.

Schematizzare tutte le attività che il CIO deve svolgere è alquanto arduo. Questo blog vuole essere di aiuto a farlo … ma … basterà? Sono graditi consigli …

In ogni caso un buon punto di partenza per approfondire un po’, è sicuramente rappresentato, come spesso accade, da Wikipedia:

http://it.wikipedia.org/wiki/Chief_information_officer

http://it.wikipedia.org/wiki/Centro_elaborazione_dati

Get Adobe Flash playerPlugin by wpburn.com wordpress themes