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Dominiamo il nostro tempo

risorsa_tempo

No, non voglio conquistare il mondo. Vorrei solo sfruttare al massimo il tempo che il “Fato”, “Dio”, vorrà concedermi su questa terra.

Per essere in grado di gestire un progetto, dobbiamo innanzitutto organizzare in modo efficace il nostro tempo. La capacità di gestire la risorsa tempo è irrinunciabile per un manager. Molti analisti dibattono costantemente sull’argomento, e in rete è possibile trovare numerose risorse e materiale utile quantomeno ad identificare i nemici, alcuni dei quali sono:

  • obiettivi non chiari
  • disorganizzazione
  • interruzioni
  • periodi di inattività
  • troppi questioni alla volta
  • stress
  • poco svago

Di seguito voglio condividere il mio riassunto personale dei consigli raccolti. Non è facile metterli in pratica, ma tracciano una strada alla ricerca di un metodo.

1. Definiamo gli obiettivi e suddividiamoli in un arco temporale definito.
Cosa dobbiamo fare, quando e perché. Tutti aspiriamo, per il nostro benessere, a guadagnare di più lavorando di meno. Come fare? Su quali attività puntare? In quanto tempo possiamo raggiungere i traguardi che inseguiamo?
Poniamoci queste domande almeno una volta all’anno. Nulla è impossibile, ma cerchiamo di essere realistici. Non si può fare tutto. Suddividiamo gli obiettivi almeno in annuali e mensili. Stabiliamo anche una tempistica per il controllo dell’andamento del risultato (ovviamente “il quando” dipende da cosa si controlla).

2. Definiamo le priorità
Cosa dobbiamo fare prima? Dipende rispetto a che cosa …
Chiediamoci cosa è urgente e cosa importante in questo momento per creare almeno due liste To Do. Gli incidenti in ogni caso non mancheranno ad arrivare. Accettiamo come dato di fatto che il processo di definizione delle priorità non è statico, ma dinamico e mutevole rispetto all’ambiente nel quale operiamo. In sintesi rendiamoci flessibili rispetto al cambiamento delle priorità ma non perdiamo mai di vista i nostri obiettivi.

3. Organizziamo le attività
Questa è la fase operativa del project manager. Individuare le fasi di lavorazione, suddividerle in task, determinare scadenze, stabilire “chi deve fare che cosa”, etc.
In questa fase dobbiamo solo tenere bene a mente, che una volta travolti dagli impegni non riusciremo più, o lo faremo con molta difficoltà e spreco di risorse, a trovare il “bandolo della matassa”. La gestione dei problemi e degli incidenti, previsti ed imprevisti, che incorrono durante la realizzazione di un qualsiasi progetto ci obbligherà a riorganizzarci di volta in volta. Se “l’impianto iniziale” verrà costruito senza la doverosa meticolosità e, soprattutto, il tempo necessario per renderlo robusto, si produrranno delle disfunzioni che avranno un impatto disorganizzativo su tutte le nostre attività e progetti.

4. Evitiamo le interruzioni
Impariamo a dire NO o, se preferite, a rispondere “onestamente” alla classica domanda retorica:

“Disturbo?”

in questo modo

“SI. In questo momento mi disturba, la richiamo io. Se mi invia una email per anticiparmi la questione mi fa un favore”

Oggi i canali per comunicare sono davvero tanti, e il telefono è quello meno comodo per chi svolge attività di concetto. Inoltre non lasciando traccia (o quasi), ci costringe a registrare il motivo dell’interruzione e quindi a perdere altro tempo per la tempificazione e la gestione delle richieste. Personalmente preferisco i canali asincroni come l’email e l’istant messaging. Il log infatti viene, mediante questi strumenti, creato in automatico.

Attenzione anche alle interruzioni causate dalle nostre distrazioni. Concentriamoci su un problema alla volta e definiamo le regole della nostra comunicazione e informazione globale (msn, skype, facebook, twitter, frindfeed, feedreader, etc. … tanto per citarne qualcuna). In alternativa diverrete un’altra vittima dell’Information Overload.

5. Diamoci delle pause e curiamo “The Big Rock of life”
Non ricordo, e non sono stato in grado di ritrovare, la fonte in linea di questa storia, e pertanto mi scuso con l’autore (all’epoca del ritrovamento l’ho trascritta in un file txt).

Un giorno, un consulente esperto nella Gestione del tempo, nel corso di una lezione ad un gruppo di studenti d’economia, per dimostrare una teoria utilizzò quest’esempio. Mentre si trovava di fronte agli studenti posò davanti a sé un grande vaso di cemento. Di seguito mostrò una dozzina di pietre, le mise davanti a sé ed incominciò ad introdurle nel vaso, una alla volta. Una volta che il vaso fu pieno fino all’orlo, quando non fu possibile introdurre alcun’altra pietra, egli si rivolse agli studenti e domandò: “Pensate che il vaso sia pieno?” Tutti i presenti nell’aula risposero: “Sì.” Egli chiese poi: “Davvero?”

L’esperto mostrò in seguito un contenitore pieno di ghiaia. Rovesciò poi parte della ghiaia nel vaso e scosse il vaso in modo tale che la ghiaia scendesse e riempisse gli spazi vuoti rimasti tra le pietre. Si rivolse poi agli studenti e chiese loro “Pensate che il vaso sia pieno?” A questo punto l’intera classe cominciò a comprendere la situazione ed uno degli studenti rispose: “Forse no,” ed l’esperto rispose “Bene!”.

L’esperto estrasse poi un contenitore pieno di sabbia, rovesciò parte della sabbia nel vaso, la quale scese tra gli spazi creatisi tra le rocce e la ghiaia. Ancora una volta egli chiese alla classe: “Pensate che il vaso sia pieno? E la classe rispose all’unisono: ” No!“. Ancora una volta, egli rispose “Bene.” Egli prese poi una caraffa contenente dell’acqua e la versò nel vaso fino a quando l’acqua raggiunse l’orlo del vaso. Egli si rivolse poi agli studenti e domandò: “Qual è lo scopo di questa dimostrazione?“ Uno studente rispose: “Quello di dimostrare che a discapito di quanto si sia impegnati, se si vuole si potrà sempre fare di più!“. L’esperto rispose: “No, lo scopo non era questo. La morale di questa storia è che se non s’introducono per prime le pietre grandi, non si potrebbero mai introdurre in seguito.“Quali sono le “grandi pietre” della vostra vita? I vostri figli; i vostri cari; la vostra educazione; i vostri sogni; una causa importante; insegnare o assistere gli altri; dedicarvi a quanto amate; tempo per voi stessi; la vostra salute; il/la vostro/a partner. Ricordate quindi di occuparvi innanzitutto delle GRANDI PIETRE nella vostra vita oppure rischierete di non raggiungere tutte le altre. Se spenderete troppe delle vostre energie nelle cose di minor conto, (la ghiaia, la sabbia, l’acqua) rischierete di non avere il tempo da dedicare alle questioni importanti della vostra vita (le grandi pietre).

Stasera o domani, quando rifletterete su questa storia, domandatevi: Quali sono le “Grandi Pietre” nella mia vita? Iniziate poi a mettere le Grandi Pietre nel vaso!

Bisogna darsi del tempo per recuperare energie, curare la nostra persona, quelle che più amiamo, e non dimenticare mai che lavoriamo per vivere e non viceversa per quanto possa essere bello o piacerci il nostro lavoro.

La mia interpretazione e messa in atto dei consigli raccolti

Ho una To Do list giornaliera per ogni cliente che gestisco, una per le attività di marketing / contabilità / lavoro e una per la sfera personale (utilizzo Evernote).

Per ogni progetto ho una nota Cliente .: Progetto, nella quale sono riportate le azioni per l’esecuzione del task. Non scritte, ma ineluttabilmente svolte, vi sono due attività che ormai non trovano più spazio nelle mie note in quanto impresse nella mia testa (grazie, devo dire, all’imprinting ricevuto dai miei ex datori di lavoro), e cioè registrazione della prestazione sul foglio elettronico di monitoraggio del progetto, e sul time log personale (per farlo utilizzo Teamlog, un componente di Joomla CMS).

Gestisco poi una nota che ho battezzato Log, nella quale riporto data e ora di un’interruzione, il segnalatore, chiaramente il motivo (segnalazione guasto, richiesta di assistenza/sviluppo/integrazione/modifica etc.) e il canale (email, skype, telefono, msn, di persona etc.). Questo archivio costituisce la base per l’organizzazione della successiva To Do list.

Se mi viene segnalato un guasto bloccante, cerco di svolgere una valutazione “a volo” del costo di downtime dovuto all’interruzione dell’attività dell’utente / reparto (se non l’ho potuta misurare e inventariare prima), e la confronto con il valore dell’attività che sto svolgendo. In funzione poi anche del tempo necessario per concludere il blocco di attività in corso (task), decido il da farsi.

Non ho sempre ragione. Non esiste un metodo per averla. Sono ingabbiato in un rompicapo la cui risoluzione è alquanto complicata. Se il costo di downtime supera una certa soglia, ha un impatto di costo indiretto sul progetto al quale sto lavorando, viceversa abbandonando temporaneamente il task sul quale sto lavorando per risolvere il guasto, vi è comunque un costo da sostenere per il ritardo del progetto stesso. Tale costo è dato dal non rispetto delle scadenze, perché si è dovuto gioco forza fare altro, e dal tempo necessario per “calarsi” nuovamente nella fase di sviluppo del progetto. L’unico modo per ridurre il rischio di una scelta sbagliata, e quindi ridurre il costo al committente, consiste come al solito nel misurare i tempi e analizzarli mediante la creazione di kpi utili a tal fine. Ma questo è un altro discorso. Presuppone la creazione di un infrastruttura organizzativa, di risorse hardware e software, la cui implementazione non è possibile in breve tempo.

Creare valore aggiunto

valore_aggiunto
Il ROI derivante da l’ottimizzazione di un costo, legato ad un “consumo”, può essere calcolato come segue:

ROI = Risparmio / Costo consulenza

Chiaramente il Risparmio è un fattore che potrà essere valutato solo a consuntivo di un determinato lasso di tempo. E’ composto da una quota di risparmio netta che è quella che giustifica l’operazione, che può venire solitamente erosa dalla quota di costi da sostenere per compensare, e quindi mantenere, eventuali livelli di servizio. Nessuno ha la sfera di cristallo.

Il ROI derivante dall’acquisizione di un software? E’ un pò più complicato.

Il ritorno derivante dall’adozione di un CRM o di un cruscotto di business intelligence è difficilmente quantificabile e, a mio modo di vedere, paragonabile a quello della pubblicità su un media tradizionale. Impossibile sapere quanti telespettatori sono stati incuriositi dalla nostra offerta.

Ma l’alternativa qual’è? Esiste? Si può dirigere un’impresa, fornire un servizio, vendere un articolo e/o produrlo senza analizzare la risposta del mercato in tutte le sue facce? Si può guardare solo ai volumi e non alla qualità?

Credo di no. Chi lo fa, gioca a poker con la sua impresa (atteggiamento molto poco “etico” visto che da queste partite dipendono le vite di più famiglie).

Chi sa è sempre un passo avanti. E’ questo il valore aggiunto che creano questi strumenti. E’ di questo le società di oggi hanno bisogno per sopravvivere e gestire il proprio mercato.

Meno difficile da rendicontare, ma comunque complicato, è mostrare l’eventuale ritorno di una strategia di comunicazione che utilizzi il Web per aumentare la propria visibilità (e quindi i propri prospect, contatti, clienti, etc.). Magari in uno dei miei prossimi post vi spiegherò la mia … nel frattempo ne misurerò i risultati.

I servizi base di un CED

Il mio primo professore di informatica esordì spiegando che il termine “Informatica” è nato dall’unione di due parole: informazione e automatica.

Un CED deve erogare servizi in grado di supportare l’automazione dell’informazione.
Armadio RACK in CED

Automatizzare l’informazione vuol dire, fondamentalmente:

a) integrarla in un contenitore accessibile, in modo profilato, dai vari attori che la gestiscono (reparti aziendali – chi fa che cosa?);
b) renderla coerente ad un processo operativo.

Detta in modo più semplice (speak easy), un CED deve fornire quei servizi che consentono di gestire le informazioni necessarie per il mantenimento e l’ampliamento del business.

Pertanto sono irrinunciabili, in una azienda moderna che pretenda di resistere sul mercato, servizi quali:
- File server;
- ERP;
- ETL service;
- office automation;
- eMail.

Sono necessari i servizi che assicurano la sicurezza, quali:
- backup server;
- workflow per la gestione della business continuity;
- firewall;
- antivirus centralizzato;
- web filtering;
- dominio.

Risultano strategici, se realizzati in un certo modo, altri servizi di base necessari per la comunicazione.

Mi riferisco in particolare:
- al centralino, che può divenire, se implementato con tecnologia VoIP, uno strumento in grado di generare valore aggiunto;
- alle VPN (Virtual Private Network) che possono consentire di estendere abbastanza velocemente la propria rete sul territorio, nonché offrire opportunità di telelavoro.

E’ chiaramente un elenco ridotto di servizi. Il minimo indispensabile per essere aiutati dalle “nuove” tecnologie. Ci sarebbero molte cose da scrivere e considerazioni da fare, ma esulano dall’obiettivo introduttivo di questi post iniziali.

Ottimizzazione dei costi

Diciamolo subito! Ottimizzare i costi non significa necessariamente “tagliare”. Lavoriamo in tempi di crisi e a qualcuno più balenare in testa un’idea simile. Ma l’ottimizzazione di un costo è un’investimento (sembra un’ossimoro ma non è così) che va programmato e misurato.

L’analisi delle conseguenze gioca un ruolo fondamentale in questa partita. Solitamente si parte dall’abbattimento dei canoni. La Direzione tende a tagliare “a prescindere”, ed è compito del CIO evidenziare l’impatto di queste operazioni.

Facciamo qualche esempio.

L’analisi di una nuova offerta telefonica è di per se un costo/investimento da sostenere a fronte di una eventuale riduzione del canone linea. Vale la pena fare questo giochetto una volta almeno ogni due anni. Se lo facessimo ogni sei mesi rischieremmo di dilapidare l’eventuale risparmio ottenuto cambiando contratto/operatore. Tuttavia la riduzione del canone di una linea non comporta altre conseguenze rilevabili.

Diverso è per l’abbattimento di un canone di manutenzione di un servizio. Bisognerebbe chiedersi se esistono altre società che lo erogano per confrontare le offerte, conoscere il trend dei propri bisogni (le richieste di assistenza sono in aumento o in diminuzione?) e valutare l’impatto in termini di livello del servizio. Tutto questo, sempre tenendo ben a mente che si sta generando un costo per l’ottimizzazione di un costo.

Pertanto, a meno di evidenti miglioramenti di efficienza, non bisogna esagerare con le analisi.

In definitiva il mio consiglio è partire dall’individuazione degli sprechi nei consumi.

Il canone di per se è ottimizzato, nei casi di concorrenza perfetta, dal mercato stesso.

Monitoraggio dell’infrastruttura ICT

Implementare il “controllo di gestione” del settore ICT è una responsabilità che compete al CIO.

Le variabili da controllore sono fondamentalmente due:

- le prestazioni;

- i costi.

Il consumo di banda, il numero, la durata e la direttrice delle chiamate telefoniche, l’affidabilità della linea, sono solo alcuni esempi di ciò che va monitorato per manutenere l’infrastruttura TLC.

La configurazione dei PC, il loro stato software (aggiornamenti sistemi operativi, antivirus, office automation e verticali) e hardware (stato periferiche interne e/o esterne), i tempi di Up dei servizi erogati dal CED, il loro utilizzo in determinati periodi della giornata, lo stato di aggiornamento dei server sono altri esempi di gestione del parco macchine.

Se lavorate in un azienda che è in grado di definire un budget annuale per l’ICT, e che accetta la vostra distribuzione sui vari progetti in corso e/o sulle attività di manutenzione in opera, è compito del CIO controllare l’eventuale gap tra costi previsti e costi sostenuti.

Insomma se fate il CIO il vostro primo lavoro, dopo che avete messo le cose a posto, è controllare. Non sarà facile. Vi consiglio di preparare una check list nella quale specificare puntualmente i controlli da tenere, e i meccanismi di audit da implementare.

Progettate anche un piano per la manutenzione programmata delle apparecchiature e coinvolgete l’amministrazione aziendale nel controllo dei costi di gestione (senza di loro difficilmente riuscirete a farcela).

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